RSS Amplifier

Accorgersi delle cose · Aug 1, 2026

Mi sono accorta di loro

0
Sign in to vote or save

Mara Munerati · Accorgersi delle cose

Ciao a voi e buon sabato,

la settimana scorsa ci siamo salutati con un racconto lasciato più o meno a metà. Ci trovavamo in montagna, c’erano i miei nipoti e stavamo parlando di come si passano assieme i pomeriggi per far sì che il tempo vada più piano, per far sì che si prenda anche lui una pausa dal farci crescere e tornare a tutte le altre cose che ci sono sempre da fare.

Eravamo rimasti qui (se volete invece recuperare l’intero articolo: Mi sono accorta che i miei nipoti la sanno lunga):

I pomeriggi trascorrono solitamente fuori in giardino tra una partita a carte e un sonnellino. E anche qui la quantità di oggetti, giocattoli, matite colorate, fogli e qualsiasi altra cosa che vi passa per la testa, viene tirata fuori da piccoli zaini che potrebbero contenere solo un quaderno e una mela, e invece hanno forse dei vani nascosti come quelli dei prestigiatori e le cose che escono sono tante, coloratissime e sicuramente importanti da mostrare e usare e non prestare a nessuno. Si disegna tanto, si colora meno. Il più grande passa da una puntata di Sanpei al cellulare alla costruzione di una casetta per gli uccellini con materiale di recupero – e con materiale di recupero intendo dire che ha trovato dei chiodi forse disseppelliti chissà dove e la nostra casa per questo motivo con tutta probabilità crollerà entro i prossimi cinque anni, ma il suo ingegno mi ha fatto pensare Ma pensa te le cose che sappiamo già fare quando siamo piccoli, che robe! E anche qui mi sono appuntata sul cellulare: bisogna ricordarsi come facevamo da piccoli.

Tutti abbiamo collaborato alla realizzazione di questa casetta, chi scegliendo il colore, chi verniciando, chi semplicemente dicendo la sua Quello è color diarrea, io non voglio colorare la casetta color diarrea – i colori a disposizione erano solo due: marrone scuro, giallo diarrea. Si è optato per un marrone scuro – meno male.

Un altro pomeriggio ci siamo invece fatti un ritratto a vicenda utilizzando quello che trovavamo in giro. E qui davvero mi sono accorta di come per un bambino sia tecnicamente possibile usare qualsiasi cosa, utilizzare aghi di pino per fare capelli, gusci di noce per fare nasi, e tanti piccoli pezzetti di foglie secche per fare una maglietta mimetica. E sempre qui mi sono detta Porca miseria, ma cosa ci succede quando diventiamo grandi? Perché diventiamo quasi tutti degli incapaci?

[ il pennello che ha rischiato il color diarrea ]

Qui urge aprire subito una piccola grande parentesi.

Io lo so che ripeto sempre le stesse cose, me ne rendo conto. Che sono sempre qui a dire che i bambini hanno ragione e che bisognerebbe andare alla ricerca di quel bambino che siamo stati, magari proprio dentro a quella caverna dove esce l’orso che ha una fame che mangerebbe tutto, forse sono andati a farsi un pic nic insieme, l’orso e il bambino, forse nella caverna si è perso, forse bisogna fare della speleologia, io non lo so, ma io davvero voglio continuare a dirlo finché quell’orso non viene a fare un pic nic anche insieme a me, dentro quella caverna c’è la risposta a tutte quelle cose che non sappiamo più fare o crediamo di non saper più fare. Perché sono convinta che tutti noi abbiamo usato degli aghi di pino per fare dei capelli o un chiodo disseppellito per inchiodare una casetta per gli uccellini in un pomeriggio dove non c’era nient’altro da fare che inchiodare dei chiodi disseppelliti a una casetta di uccellini, e quando ci diciamo Io non ci riesco, io non ce la faccio! bisogna prendere una torcia e andare in quella caverna buia come gli angoli dell’Universo e vedere che alla fine non è vero che non sappiamo farlo, non è vero che non ci riusciamo, è solo che abbiamo perso la parte di noi che ci riusciva. Non abbiamo tenuto in alto l’ombrellino colorato come fanno le guide nelle città piene di turisti per non perdersi nessuno del gruppo, abbiamo buttato l’ombrello e anche la torcia. Fateci caso, non sappiamo più nemmeno disegnare un arcobaleno. Ma eravamo bravissimi. E per come sta andando il mondo – anche questa cosa la ripeto e la ripeterò fino a stancarvi – per come sta andando il mondo, è più utile ricominciare a disegnare arcobaleni che costruire palazzi o armi o altre cose che non servono proprio a niente. Chiusa la piccola grande parentesi.

Ma passiamo alle serate.

Di sera in questo paese di montagna non c’è quasi niente da fare e anche se ce ne fosse a noi piace stare in giardino o in camera da letto a guardare per aria o a leggere un libro o a costruire case immaginarie sul tablet della nipote più piccola (ok, qui la tecnologia si è intrufolata subdola e anche la zia ci è cascata dentro a piedi pari, ammetto le mie colpe, ne prendo atto e vado avanti). Chi si unisce a mia madre per la visione di qualche serie turca, chi invece si mette già sotto le coperte a scrivere a un’amica rimasta a casa – l’unico provvisto di cellulare è il nipote più grande che si appresta a iniziare le scuole superiori.

Quando erano più piccoli andava più o meno così.

Dalla mia stanza li sentivo addormentarsi parlando, raccontandosi segreti e scongiurando paure. Li ricordo parlare di cose che io non potevo capire, di cose che avevano fatto, di cose che avevano visto. Si facevano coraggio a vicenda quando uno dei tre non riusciva a dormire, o non voleva, o avrebbe voluto alzarsi e andare a guardare la televisione. Iniziava poi il carosello di Buonanotte, buonanotte, buonanotte! E ancora Buonanotte, buonanotte! Buonanotte! Che spesso finiva con una lampada che si spegneva, un colpo di tosse e un girarsi dall’altra parte. Crollavano in fretta, da piccoli, quando avevano ancora il sonno dei bambini. Mentre io mi ricordo che me ne stavo dall’altra parte della porta aspettando il sonno come si aspetta una bella notizia. Mi ritrovavo ad ascoltarli dormire, russare, rigirarsi nel letto, mi muovevo piano per non svegliarli, magari mentre andavo in bagno alle due di notte, anche se loro non si sarebbero svegliati comunque immersi nell’oceano profondo dei loro sogni o delle rielaborazioni di quello che avevano fatto durante il giorno: i rospetti in giro per la strada, le camminate nel bosco, i disegni, i giochi di carte, le torte fatte in casa. Chissà cosa sognano?, mi chiedevo, loro che, a pensarci, mi veniva da dire che avevano (e hanno tutt’ora) ancora tutto davanti. Una volta la più piccola mi ha confidato che durante la notte delle stelle cadenti lei aveva espresso un desiderio: Che sia un anno meraviglioso! e poi aveva aggiunto: E per il momento lo è! e a me pensare che avesse chiesto una cosa così, alla sua età, mi aveva fatto pensare che forse forse un po’ di speranza per il futuro ce l’avevamo ancora. Io alla sua età chiedevo gatti, cani, bei voti a scuola. Anche se, a pensarci bene, in mezzo a tutti quei gatti che alla fine mi sono arrivati davvero, ricordo che chiedevo spesso anche di diventare una scrittrice, e adesso che se non altro la scrittura è una parte importante della mia giornata, beh, un po’ mi viene da dire che quel sogno si sia realizzato, e come per mia nipote provo tantissima tenerezza per la me dai grandi sogni.

Ma torniamo a noi.

Oggi le cose vanno invece diversamente. Quando vanno a dormire non hanno più bisogno di farsi coraggio per alzarsi da letto se la luce è spenta o se il silenzio della casa sembra annientare ogni loro senso. Loro adesso sanno muoversi senza paure, quasi come dei piccoli adulti. Vanno in cucina a prendersi un bicchiere d’acqua, facendo una sosta a controllare se il solitario di carte della nonna le sta venendo oppure no. Si mettono il pigiama senza sbagliare il verso della maglietta, riescono a non perdere i calzini quando se li tolgono e li appoggiano sul letto (il giorno dopo finiranno comunque sotto al divano o chissà in quale altro angusto posto remoto della casa). Fanno sempre un salto a salutarmi, ma i saluti durano meno di una volta. Prima era un vero e proprio assalto al mio letto, con salti, calci, risa, urletti e poi abbracci della buonanotte. Adesso qualche muso si affaccia alla porta, magari chiede cosa sto facendo, poi dice Buonanotte! in fretta con ancora il dentifricio tra i denti – il più grande manda un saluto urlato direttamente dal suo letto a castello. Infine tutti fanno ritorno alla propria tana a fare quello che devono. Le chiacchiere tra loro adesso non si sentono quasi, parlano poco e a bassa voce, e si chiudono nei loro mondi privati aspettando di scoprire come si sveglieranno il giorno successivo. Crescono tanto e va bene così, e se uno ci fa caso lo si può quasi sentire il loro crescere, un po’ come si sentono muovere le foglie nel vento; secondo me se si potessero silenziare tutti i rumori e i suoni e i fruscii, sono certa che potrei sentire le loro braccia allungarsi, i loro polmoni espandersi, il loro cervello creare nuovi pensieri. Potrei sentire il loro cuore riempirsi di altro e svuotarsi da bambole, ninne nanne e mostri sotto i letti.

Mi sono accorta che il tempo passa e va bene così. Per loro mi sembra solo che passi più velocemente, ma solo perché in loro è più facile notarlo.

[ chissà se anche noi come gli alberi mettiamo su dei cerchi quando cresciamo ]

E qui mi viene da pensare a mia nonna a quando mi diceva Stai ben giovane te, mica invecchiare! Stai giovane perché invecchiare è una brutta bestia, e io non la capivo proprio questa cosa, per me diventare grande era l’unica via d’uscita per smettere di andare a scuola, o per arrivare a fare tutte quelle cose che mio fratello e mia sorella più grandi sapevano e potevano già fare, per me restare bambina era una fregatura, è solo che poi la storia della ruota che gira è vera e anche io mi sono ritrovata come mia nonna a dire ai miei nipoti di restare bambini, State bambini, porca miseria, state bambini che vanno a scuola e giocano a palla in giardino, state così perché crescere non è poi tutta sta gran goduria!

Passiamo il tempo a voler diventare adulti il più in fretta possibile per accorgerci che quando lo siamo diventati davvero era forse meglio restare bambini e godersi quegli anni nella maniera più spensierata possibile.

E loro, come ho sempre fatto io con mia nonna, quando gli dico così, non rispondono neanche, alzano gli occhi al cielo o si guardano tra loro ridacchiando - come dargli torto.

Mia nonna a questo punto riderebbe anche lei di cosa sono arrivata a pensare Visto putleta (bambina) che avevo ragione? E sarebbe finita a gnocco fritto e mortadella. Noi in montagna abbiamo mangiato torte e fette di melone, ma poco cambia.

La settimana è terminata facendo braccialetti e scrivendo cartoline. Il fatto però che non siamo riusciti a spedirle perché non abbiamo trovato uno straccio di francobollo è tutta un’altra storia. Magari ve la racconto la prossima volta.

[ giocare a carte sport nazionale di alta quota ]

Anche oggi non vi saluterò con il classico elenco delle cose di cui mi sono accorta, in questo racconto ce ne sono già parecchie, ma se vogliamo proprio riassumerle tutte in una sola, beh, eccola qui:

Mi sono accorta di loro.

E non serve aggiungere altro.

Ci vediamo in giro.

E fateci caso alle persone che avete intorno.

Il tempo passa e trascorrerlo assieme è forse la cosa più bella che possiamo regalarci.

Mara

Nessun post

Read the original on accorgersidellecose.substack.com

Comments

Nothing yet. Say the first thing.

    Sign in to join the conversation.